Prezzi: perché il gioco al ribasso penalizza tutti

Torno a parlarti di prezzi, ovvero l’argomento principe (o lo spauracchio?) per chi fa artigianato e lavori creativi in generale.
Oggi ti invito a riflettere sul quanto ti vuoi pagare per la tua attività artigianale o creativa.
Infatti, quando parlo con le artigiane, spesso viene fuori che, quando fanno i calcoli per stabilire il prezzo, alla voce “costo orario” (ovvero quanto si pagano l’ora) mettono cifre tipo 5€ o anche 3€ o 2€.

wait, what???

La domanda che sgorga rombante dalla mia gola è: perché???
La risposta di solito è “Per non alzare troppo il prezzo” con la giustificazione “Altrimenti chi compra?”.
Anche io all’inizio, quando aprii il negozio Etsy nel 2010, la pensavo così, presa dalla foga di vendere e ingranare, quindi lo capisco benissimo, solo che era il 2010, non c’erano le risorse che ci sono oggi sul come si fanno i prezzi dei prodotti artigianali.
Poi ho iniziato a farmi qualche domanda, tipo: “perché pagarmi così poco se il mio obiettivo è vivere di questo lavoro?” “Ha senso darmi uno stipendio inferiore a quello di altri lavori meno specializzati?” “E quanto devo vendere per farmi uno stipendio decente?”
E poi la riflessione, o illuminazione che mi ha fatto capire che stavo prendendo un grosso granchio: “Se mi sono lamentata finora di essere stata pagata troppo poco, ora che sono io la CAPA, perché continuo a pagarmi poco?”.

Con gli anni, parlando con altre artigiane e altre professioniste, è uscito fuori che questo è un atteggiamento adottato da molte e molti in tutti i campi creativi: arte, illustrazione, artigianato.
Complice la crisi e le politiche lavorative sfavorevoli ai lavoratori degli ultimi 20 anni, complici le aziende che pagano sempre meno, complice la mentalità da precari che molti di noi hanno assimilato per sopravvivere, per cui “l’importante è lavorare, anche per una manciata di spiccioli”, siamo arrivati a un punto in cui, non solo gli stipendi spesso sono da fame ma, anche quando dobbiamo pagarci da soli, ci diamo un prezzo infimo.

Non è assurdo? L’obiezione di solito all’auto-stipendio da fame è “però devo vendere, devo lavorare per campare, non posso chiedere di più e rischiare di non guadagnare nemmeno quei due spiccioli.”
La mia risposta a questa obiezione non è una soluzione, perché in effetti dobbiamo vendere e lavorare, le bollette non si pagano da sole, ma un invito alla riflessione: se tutti giochiamo al ribasso, ci perdiamo tutti, perché guadagneremo, tutti, sempre meno.
Che è quanto è accaduto in effetti nel mondo del lavoro, in generale, in Italia.

I clienti (ma anche le aziende!) vanno rieducati a dare un giusto prezzo al lavoro. 
Quindi, se qualcuno obietta che quello che fai costa troppo, mettiti i pantaloni da bad ass e spiega tranquillamente perché chiedi quel prezzo. Non è un giustificarsi ma un educare l’altro, che non può sapere né il tuo percorso (quanta esperienza hai, quanto hai studiato) né come si fa, tecnicamente, quello che fai tu (che materiali usi, quanto tempo ci metti). Se l’altro è un “collega” tanto meglio, fagli leggere questo post!
Se smettessimo tutti di accettare supinamente di lavorare gratis o a prezzi stracciati, i clienti e le aziende non avrebbero altra scelta che pagarci il giusto, perché non troverebbero altri disposti a qualsiasi cosa pur di lavorare.
Che poi lavoro non è, ma è volontariato, perché il lavoro deve essere retribuito! Ricominciamo anche a usare i termini giusti. Se è lavoro vuol dire che prevede una retribuzione adeguata, altrimenti è altro.
Modificare la percezione del valore del lavoro è uno sforzo collettivo, che va fatto insieme, e in qualsiasi tipo di campo; penso per esempio al caso dei rider e di come si sono uniti per trovare una soluzione ed evitare lo sfruttamento collettivo e a come la loro situazione sia il risultato di questo gioco al ribasso.

Quindi, non voglio metterti pressione, ma: il benessere dei creativi è anche sulle TUE spalle.
Siamo una comunità, dobbiamo essere consapevoli del fatto che le nostre azioni e decisioni non influenzano solo la nostra vita (lavorativa e non solo) ma anche quella dei nostri colleghi. Siamo responsabili gli uni degli altri e quindi sì, è una tua responsabilità fare dei prezzi in modo sia da poterci vivere tu stessa sia con lo scopo di non costringere i tuoi concorrenti e colleghi ad abbassare i propri al punto da non poterci vivere più.
Quindi vai, rileggi questo mio post che contiene anche un foglio di calcolo per fare il prezzo e aggiusta i tuoi prezzi!

Per artisti e illustratori: nelle guide dedicate a voi c’è spiegato nel dettaglio come fare il prezzo per le vostre creazioni).

Qual è il tuo costo orario? E qual è la paura più grande che non ti fa alzare il prezzo?

Questo post è tratto dalla newsletter del 5 luglio 2018.