Storia di una fregatura

Oggi ti racconto la storia di una fregatura che ho preso e di come spero ci sia una lezione da imparare, per me e per te.
Non so se hai notato, ma i social sono diventati una giungla: sempre più brand li usano per fare promozione e oramai è impossibile scrollare Instagram, che era rimasto l’ultimo baluardo ads-free, senza dirsi, ma chi è quest*, non mi sembra di seguirl*, ah no ecco, è un post SPONSORIZZATO.
A volte non è così male, grazie ai post sponsorizzati ho scoperto ottimi prodotti così (la mia attuale agenda, il mio zaino per viaggi brevi-medi, alcuni corsi), ma devo ammettere che ci ho preso anche delle fregature. In realtà UNA SOLA, perché mi è bastata.
Un bel po’ di tempo fa, acquistai, veicolata da una di queste pubblicità, un cavo USB per ricaricare il telefono. La promessa (fatta da foto e descrizione del prodotto nella pubblicità) era di ricevere un cavo ricoperto di cordoncino sui toni del rosa, le estremità color oro rosa e il jack in micro USB diviso in due parti, una che si infilava nella presa e l’altra, attaccata al cavo, con la calamita, così da non dover ogni volta fare togli-metti e rovinare la presa del telefono. Sì che bello, mi serve! La zona intorno alla presa si sta iniziando a sverniciare! Lo compro!
Così vado, compro e, dopo almeno un mese, mi arriva il pacchetto dalla Cina. Apro e il cavo non era quello che avevo visto e comprato: niente filo di cordoncino! Ok, ok. Ha sempre l’attacco calamitoso, che era la cosa che più mi interessava.
Lo provo, lo riprovo e niente, non funziona. Doppia beffa! Vado sul sito e lo guardo meglio, lo spulcio e constato che è un sito che vende una miriade di cazzatelle a due soldi. Mi viene il dubbio che non sia proprio un sito affidabile, richiedo il rimborso via PayPal e mi tengo il cavo inutile e i soldi. BUUUU!
Da allora (è accaduto quasi due anni fa), ho tenuto d’occhio questo tipo di pubblicità e ho notato che si sono moltiplicate; a volte gli oggetti in vendita sono copie di oggetti di design, costano sempre  pochissimo, spesso “ne rimangono pochi” o “rimane poco tempo per comprarli”.
Qualche giorno fa, la rivelazione. La mia amica Giada mi ha mandato questo articolo di Internazionale, che riporta un articolo di The Atlantic, molto più lungo e in inglese, che ti consiglio di leggere perché super interessante, in cui viene esaminato questo fenomeno.
Per farla breve: chiunque può fare soldi mettendo online profili di finte aziende che rivendono prodotti fabbricati e spediti dalla Cina. Grazie alla facilità con cui si può creare un sito ecommerce e dei profili social, ci sono tanti individui che appestano l’internet con prodotti di dubbia qualità, venduti a due soldi, che, grazie a tecniche di marketing di comprovata efficacia, vanno a ruba. Oh dear.
Qual è la morale di questa disavventura, a parte “STAI ATTENTA NON COMPRARE ROBA AL VOLO SU IG MI RACCOMANDO CACCHIO GUARDA BENE NON FARTI FREGARE”?
Il mio timore è che, grazie al moltiplicarsi di queste finte aziende e dall’inondazione di IG di post sponsorizzati da parte di queste e dei loro prodotti infimi, si rischi una caduta a picco verso il basso della fiducia verso i piccoli brand da parte degli utenti che vengono bombardati e a volte gabbati da questo sistema.
Per esempio io non comprerò più sull’onda dell’entusiasmo e mi documenterò sempre più che accuratamente per capire se dietro a un prodotto sponsorizzato che mi piace ci sia un’azienda vera e non una fregatura. Se il sito che visito non ha riferimenti sull’azienda, non ci sono numeri di PIVA, se non ci sono nomi, foto, informazioni precise, io fuggo a gambe levate. Il lato negativo è che, non comprando più di slancio, comprerò di meno, perché non sempre avrò il tempo di andare a spulciare il sito.
Il mio invito, quindi, è di guardare la tua comunicazione e il tuo sito o negozio con gli occhi di una persona che è rimasta fregata in passato: cosa puoi fare per dimostrare ai tuoi potenziali clienti che possono fidarsi di te?
Quattro suggerimenti:
1 – Mostra che sei tu a fare le cose che vendi – questo ti distanzierà dai millantatori! Foto e video mentre lavori sono top. Esempio: Petronella Art.
2 – Assicurati che sul tuo negozio o sito ci sia una pagina “chi sono” ben scritta e delle descrizioni che spieghino bene tutto senza lasciare dubbi (com’è l’oggetto, come lo spedisci, ecc.) perché i dubbi alimentano il sospetto e il sospetto scoraggia l’acquisto.
3 – Condividi sul tuo negozio o sito le informazioni utili agli acquirenti per fidarsi di te (nome e cognome, CF / PIVA, condizioni di vendita).
4 – Sui social comunica come una persona e non come una multinazionale, o peggio, a colpi di # (sì, incrocio spesso artigiani che nella descrizione mettono solo hashtag. N-O.), così chi ti incrocia non ti associerà alle finte aziende, che di solito hanno poco da raccontare, perché nemmeno li vedono i prodotti che vendono.
Prometti croce sul cuore che lo farai!
Spero che questa mia storia ti aiuti ad affinare l’occhio e raccontarti di più sui social.
E se sei in preda alla disperazione perché non sai cosa scrivere né come, c’è Racconta il tuo brand handmade che ti aiuta a salvarti dal blocco del foglio bianco 😉
Sei mai rimasta fregata da un acquisto impulsivo online?
Questo articolo è tratto dalla newsletter inviata il 15 febbraio 2018.